lunedì 9 luglio 2012

Capitalismo e Oppio

Il capitalismo occidentale porta morte e violenza dovunque ci siano ricchezze e opportunità di crescita. L'imperialismo europeo è stato la massima espressione di questo comportamento, determinando il ferimento e a volte la morte di interi popoli. Niente lo ha fermato e nel progredire nei suoi piani ha usato i mezzi più subdoli. La droga è uno di questi. Questo veleno sociale ha indebolito i popoli da colonizzare permettendo una facile penetrazione e un asservimento economico molto forte e difficile da sradicare.
Il Celeste Impero, il Grande Dragone o Cina era l'ultimo esempio di impero multiculturale, in piena decadenza e chiuso nel suo orgoglio millenario. Fu la vittima eccellente del connubio droga e capitalismo. Le dinastie che si successero al suo trono regnarono su popoli e terre diverse in tutto e riuscirono a tenerlo insieme nonostante le guerre civili e le invasioni straniere. L'occidente non rimase mai all'oscuro dell'esistenza del Celeste Impero. Fin dal duecento vi erano continui arrivi nelle corti italiani ed europee di ambascerie provenienti direttamente dalla Cina, ma anche di viaggi, come quello di Marco Polo, a scopi prettamente commerciali. Tra l'oriente e l'occidente quindi c'è sempre stata una forte sinergia contribuendo a importare ed esportare in entrambi le aeree in questione conoscenze e idee. Accadde che nel XVI secolo la dinastia Qing chiuse ogni confine ed impedì a qualunque straniero di mettere piede sul suolo imperiale. Le motivazioni della crisi di identità sono molte e principalmente dovute alla pressione sui confini orientali dei tartari e dei mongoli. La xenofobia distinse da questo momento in poi, fino all'inizio del XIX secolo, i cinesi dai suoi vicini. Il mondo progrediva e il Celeste Impero regrediva sempre di più. Gli occidentali, capitanati dagli inglesi, si stavano imbarcando nell'avventura coloniale spinti dal bisogno di mercati e di materie prime. In oriente gli europei non tardarono a occupare e a comprare dalle popolazioni indigene centri abitati e vaste porzioni di territorio. La Cina inevitabilmente fu costretta a incontrare di nuovo i suoi ex amici, quegli europei con i quali secoli prima aveva avuto un costante dialogo. Questa volta però i bianchi non proponevano amicizia ne conoscenze. Volevano mercati e materie prime, presupponendo nessun rifiuto o ostracismo imperiale. Il protocapitalismo europeo aveva bisogno di risorse per continuare a vivere e mercati per smerciare i suoi prodotti. Il colonialismo, secondo Karl Marx, è stata la molla che ha fatto sviluppare il capitalismo moderno, determinando quell'accumulo di ricchezze e quel mercato internazionale, che hanno portato alle due rivoluzioni industriali. La Cina dei Ming si rifiutò di aprirsi agli occidentali. Questi a loro volta premevano, ma i cinesi resistevano alle loro lusinghe. Nonostante i portoghesi e gli inglesi avessero delle basi commerciali sul suolo cinese, l'imperatore Yongzheng impose un forte protezionismo impedendo le importazioni e limitando le esportazioni, danneggiando gravemente i porti occupati dagli occidentali. Le potenze europee persero così una grande fetta di materie prime e di beni artigianali. Accadde che il capitalismo anglosassone sfruttò un veleno micidiale, l'Oppio, per sciogliere il guscio socio - economico. Nonostante il divieto imperiale la Compagnia delle Indie Orientali iniziò a importare in Cina, tramite i suoi porti, grandi quantità di oppio indiano. Gli effetti furono disastrosi. Il tasso di oppiomani aumentò costantemente e l'autorità imperiale di fronte a questo fenomeno si trovò impotente. Gli inglesi in questo modo tentarono di scardinare la fragile struttura sociale e istituzionale del Celeste Impero e approfittare per penetrare ancor di più nell'entroterra. Yongzheng non pote far altro che bloccare l'importazione di oppio. La guerra è l'arma del capitalismo per risolvere le problematiche interne ed internazionali e le sue crisi. E la crisi che si determinò non pote che sfociare in una serie di conflitti. La Cina e la Gran Bretagna si fronteggiarono in ben due Guerre dell'Oppio: la prima combattuta tra il 1839 e il 1842; la seconda tra il 1856 e il 1860. La Cina imperiale ne uscì profondamente umiliata. I cinesi dimostrarono la loro debolezza militare e le conseguenze belliche furono svantaggiose in tutti i sensi per i Qing. Il Trattato di Nanchino (1842) sancì ufficialmente la vittoria europea. Quel mostro del capitalismo occidentale aveva soddisfatto i suoi bisogni alimentari. La voracità del capitalismo occidentale aveva legittimato la distruzione sociale. Per vincere il più debole, per far valere il principio dell'uomo sull'uomo, non si sono fatti scrupoli nell'utilizzo dell'oppio per destabilizzare e ferire il tessuto sociale cinese. In questo modo da un lato si eliminò la sovraproduzione oppiacea in India, dall'altra a conquistare nuovi mercati, come Hong Kong. Ancora oggi ci si chiede se il problema della droga potrà un giorno mai essere risolto. Fin quando esso porterà profitto non sarà mai eliminato.

lunedì 2 luglio 2012

Una mancanza preoccupante!

Quando un dittatore cade lo si condanna di solito senza processo. La sua morte diviene il simbolo della ritrovata libertà e della pace sociale e politica che il dittatore aveva da sempre negato. Questo è accaduto per Mussolini, per Ceausescu e per molti atri tiranni che nel corso della storia si sono susseguiti. Ma la morte senza processo o comunque senza dibattito pubblico e libero porta i benefici sperati? Prendiamo come esempio la vicenda di Piazzale Loreto. La morte senza processo e la mostra del suo corpo in uno spazio pubblico doveva essere un atto di liberazione e di ammonimento da parte non di tutti gli italiani, ma solo di una frangia, della sinistra socialista e comunista. Di fatto i socialcomunisti da sempre in Italia hanno fondato una cultura politica e sociale fondata sul mito della Resistenza e sull'episodio di Piazzale Loreto che, a conti fatti, oggi è anacronistica. Il problema è proprio questo. Non tutti gli italiani hanno affrontato una catarsi politica. Una parte degli italiani è stata esclusa dalla catarsi. In questo modo, come disse Indro Montanelli, pochi hanno preso coscienza dell'importanza della democrazia e della negatività di ogni dittatura. Purtroppo non si può tornare indietro, ma è importante constatare questo fatto per evitare eventi del genere. Quando un dittatore viene deposto la prima cosa che si dovrebbe fare è quella di fare un processo pubblico, aperto a tutti, per discutere delle sue colpe. In questo modo la collettività partecipa al processo e tutti dimostrano il loro assenso o meno ad una condanna. L'importante è che ognuno, partecipando alla condanna, prenda coscienza del fatto che chiunque vada al governo si deve prendere le proprie responsabilità ed evitare ogni tentativo di tirannide. Lo stesso processo di Norimberga ebbe il torto di essere stato fatto solo dai vincitori, non dai vinti i quali avrebbero dovuto prender coscienza di quello che avevano creato. Una mancanza preoccupante.

sabato 30 giugno 2012

Il Brasile tra crescita e arretratezza

Il Brasile nel primo decennio del secondo millennio ha conosciuto uno sviluppo inimmaginabile seguito ad una crescita del Pil molto elevata. Oggi è considerato a tutti gli effetti una nazione che ha superato la soglia per entrare tra le grandi potenze economiche. Ha un Pil di 1900 trilioni di dollari che cresce ogni anno, dal 2006, del 7%. Fino a pochi decenni fa il paese sudamericano era considerato una nazione poverissima e non in grado di risollevarsi del tutto dalla stagnazione sociale ed economica. Il Brasile sembrava il tipico paese arretrato e attanagliato da un sistema sociale ed economico anacronistico e quindi incapace di sussistere senza gli aiuti internazionali. Al contrario San Paolo e le altre grandi megalopoli del paese sono diventate importanti centri finanziari e industriali. Ancora oggi purtroppo il Brasile pur crescendo vive un divario profondo tra passato e presente, tra latifondo e industrializzazione. Accanto ad una classe media sviluppata e metropolitana si trova una classe contadina povera e senza terra, oppressa dai latifondisti che controllano più del 50% delle terre coltivabili. Tra la fine del XX secolo e l'inizio del secondo millennio F.H. Cardoso e L.I.L. De Silva hanno portato il paese a diventare uno dei maggiori esportatori al mondo di prodotti agricoli. Nonostante questi successi il Brasile ha subito una forte recessione a causa dei debiti e della mal gestione della cosa pubblica. La repubblica sudamericana a partire dal 1998 vide in parte sfumare i propri successi. Da un lato il presidente Cardoso aprendo alla liberalizzazione indebolì il già fragile apparato statale; dall'altro lato la stagnazione come sempre comportò una crescente fuga di capitali all'estero, di conseguenza in mancanza di capitale Cardoso fu costretto ad indebitarsi pesantemente con il FMI (Fondo monetario internazionale). Il debito brasiliano ammontava a 41,5 miliardi di dollari, ma ancora oggi il Brasile non ha ancora saldato il suo credito. La rapacità del Fmi costò a Cordoso l'alienazione della popolazione brasiliana: le liberalizzazioni imposte dall'ente internazionale comportò la riduzione degli aiuti statali ad una popolazione che ancora vive nella maggioranza dei casi in una condizione di estrema povertà. Secondo i dati dell'Onu circa il 45% della popolazione brasiliana viveva in favelas, senza lavoro e senza assistenza. Nei primi anni duemila il Brasile versava in una condizione di pericolo sia sociale che economico. Le speranze di progresso sembravano essere sfumate. Ed ecco che in ogni situazione di dramma interviene un uomo o una donna che riporta la pace e la serenità. Il Brasile del presidente Lula, successore di Cardoso, non è ancora sereno e pacifico, anzi le tensioni sociali sono ancora vive, ma il presidente socialista ha aperto le strade per un possibile futuro di prosperità. Da un lato troviamo i contadini del MST (Movimento dei senza terra), una organizzazione non governativa che dagli anni settanti si occupa di dare terra ai contadini disoccupati attraverso occupazioni e marce pacifiche (sempre represse dalle forze dell'ordine). Il tutto appoggiati dall'area socialdemocratica del parlamento e da una attiva Chiesa Cattolica; dall'altro lato gli indios che da sempre rimproverano di essere costantemente marginalizzati dalla vita pubblica brasiliana. Lula venne eletto a pieni voti nel 2002. La sua politica è di chiara matrice socialista e si afferma soventemente che con questi il Brasile abbia svoltato nettamente a sinistra, rompendo con quel Fmi che da sempre opprime i paesi sudamericani. Per prima cosa Lula ha rotto con il Fondo monetario internazionale e con l'Alca, entrambi visti come forme di imperialismo nord americano. Da qui poi si è costruito un solido apparato statale volto a garantire una giustizia sociale che non ha rispettato le aspettative della popolazione più povera. Sostanzialmente Lula ha agito principalmente per eliminare la vasta sacca di povertà metropolitana. Le campagne infatti sono ancora avvolte nella cappa di oppressione ad opera dei latifondisti e di quegli organi statali che li fronteggiano. Gli episodi di repressione del Mst e di altri movimenti contadini sono molti e basta girare per internet per trovare una ricca letteratura. Lula sembra quasi impotente di fronte allo strapotere della borghesia agraria. Questo è una delle pecche maggiori del suo operato. Nel 2003 il presidente socialista ha istituito la "Bolla familia" che costituisce probabilmente il suo merito più grande. Il progetto, che ha avuto i risultati sperati, è un contributo monetario minimo che viene garantito ai non possidenti per vivere al di sopra dei limiti estremi di povertà. E' una strategia per ridurre la povertà estrema e per incentivare i consumi e l'istruzione. E' uno dei primi passi per un socialismo di mercato che potrà, forse, rendere grande il Brasile.

mercoledì 27 giugno 2012

Dante Alighieri: il poeta che cantò la laicità dello Stato e l'Italia unita

Quando si studia a scuola Dante lo si ritiene sempre noioso e antiquato. I tempi sono cambiati e il messaggio nonché gli stili della Commedia sembrano un retaggio del passato. Non vi si trova nei suoi scritti nessun elemento che possa riallacciarlo con la modernità, rendendolo il più possibile vicino a noi. In realtà pochi sanno che il poeta fiorentino è molto moderno, specie per quanto riguarda il pensiero politico: alcune delle sue idee lo portano inevitabilmente a connettersi con eventi accaduti nell'età moderna, ma che in fin dei conti sono state indirettamente causati dalle sue parole che li hanno anticipati. Soprattutto bisogna considerare che certe tesi, oggi in parte ancora in voga, nel XIII e XIV secolo erano impensabili, specie per un intellettuale impegnato come Dante (il quale a causa della sua militanza nei guelfi bianchi era stato costretto all'esilio). L'esimio poeta parlava e scriveva con certezza di laicità dello Stato e della necessità di dividere il potere temporale da quello spirituale. Argomenti che all'epoca dei discorsi erano tabù, soprattutto considerando il fatto che il Papato era una delle autorità che esercitava maggior influenza nella politica italiana dell'epoca. Per cui affermare certe idee era molto pericoloso. Altro aspetto che lo rende attuale è il fatto che il poeta fiorentino è stato il primo a parlare di unità della penisola italiana, anticipando e iniziando un dibattito che solo molti secoli dopo giungerà a risultati concreti. In effetti Dante ha anticipato i tempi parlando di un progetto che probabilmente tratteggiò come utopico e che alla fine si realizzò con tutti i dubbi e i problemi. Passiamo ai testi e in particolare all'opera politica incompiuta più nota del Dante: il "De Monarchia" (1312 - 1313). Nel terzo libro del trattato viene affrontata la questione della laicità dello Stato. Essendo un accurato osservatore politico, Dante non pote non osservare la decadenza della Chiesa Romana che lui diceva essere causa diretta del tentativo del Papa di attribuirsi quel potere temporale che in realtà non gli spetta. Occupandosi delle faccende terrene il Pontefice perde di vista quelle spirituali, causando il disorientamento della massa cristiana e dello stesso clero. Indi per cui è necessaria una netta separazione del potere spirituale da quello temporale che è proprio dell'Imperatore il quale deve necessariamente occuparsi delle faccende amministrative ed umane. La metafora dei due soli serve appunto per esplicitare questo concetto che all'epoca di Dante avrebbe una risonanza molto più ampia. Il Papa e l'Imperatore sono come il Sole e la Luna, cioè l'Imperatore riceve direttamente da Dio l'autorità a regnare e non dal Pontefice, il quale con la sua santità deve sancire questo fatto. Quindi in definitiva la luce del Sole che fa risplendere la Luna rappresenta l'investitura imperiale ad opera del successore di Pietro. La modernità del poeta è dettata anche da un altro fattore: Dante fu il primo a cantare la condizione di miseria e di divisione che attanagliava la penisola italica. Nel Canto Sesto del Purgatorio il poeta celebra l'Italia partendo dalla condizione di infelicità in cui si trova: divisa e sconquassata da continue guerre, senza trovare mai una pace solida e longeva. L'invito del poeta è quello di ritrovare quell'unità politica e culturale che un tempo aveva reso grande la nazione. Una visione della nostra nazione che per Dante era certamente illusoria. Soprattutto il poeta aveva intravisto nella sua epoca una certa unità culturale che avrebbe costituito una molla per la futura unificazione. Probabilmente non avrebbe mai immaginato che l'unità fosse un processo così difficile e così intricato da presentare diversi problemi 151 anni dopo la sua realizzazione. E si può in definitiva dire che Dante Alighieri è il nostro padre spirituale nonostante furono altri a concretizzare le sue aspirazioni. Ha anticipato i tempi e ha visto un progetto politico e culturale troppo maturo per i tempi in cui visse. 

giovedì 21 giugno 2012

Appunti di liberismo e liberalismo

Nel parlare di politica spesso si fa confusione nell'utilizzo di una terminologia esatta. Tra i tanti errori che si commettono vi è quello di usare in maniera impropria i termini "liberismo" e "liberalismo", spesso utilizzati come sinonimi. In questo articolo voglio chiarire l'origine di questi concetti e per quali motivi si differenziano. In comune vi è l'origine storica, essendo nati in epoche storiche analoghe, cioè tra settecento e ottocento, un lungo lasso di tempo ricco di trasformazioni radicali nella vita economica e sociale. Il liberismo è una dottrina economica che fonda le proprie idee sulla concezione del libero mercato, ovvero sull'autoregolazione dei mercati e sul disimpegno dello Stato nelle vicende economiche, sulla difesa della libera iniziativa e della proprietà privata. L'economia viene in questo modo depurata dallo statalismo socialista o protezionista e gli viene consentito di autoregolararsi e di regolare tutto ciò che le è connesso. Si viene a determinare un sistema economico aperto e globalizzato, fuori da ogni limitazione territoriale. All'apparenza un sistema solido, ma che in molti casi ha dimostrato quanto sia caotico e predatorio. Nell'Inghilterra del XIX secolo vennero teorizzate le prime teorie liberiste ad opera di Adam Smith in seguito ai vasti fenomeni sociali ed economici seguiti alla prima rivoluzione industriale. Nel novecento il comunismo e il fascismo posero in crisi il liberismo. La depressione degli ultimi anni dell'ottocento, la crisi del primo dopoguerra e quella del 1929 dimostrarono come affidare la vita di un paese al libero mercato fosse una mossa troppo azzardata. La ripresa economica seguita alla seconda guerra mondiale fece rinascere la fiducia nei mercati. Il neoliberismo sembrò essere l'ulteriore dimostrazione che, nonostante le crisi, il liberismo era la chiave del progresso. Le previsioni erano esatte?
Dovendo difendere la libertà di iniziativa e di proprietà privata bisognava garantire quei diritti e quelle libertà che permettessero lo sviluppo delle prime. Il liberalismo affonda le proprie radice nelle prime manifestazioni della borghesia. Questa classe sociale rivestiva una dinamicità che non poteva adattarsi alle strutture anacronistiche del sistema feudale e aristocratico. Il liberalismo di conseguenza fu l'arma sociale e politica attraverso la quale la borghesia si affermò come classe dominante. Da sempre si è caratterizzata come una filosofia e una dottrina politica individualista e basta sul concetto di libertà che lo Stato doveva garantire a tutti i suoi cittadini per realizzarsi compiutamente. Lo Stato di conseguenza doveva dotarsi di una Costituzione in cui fossero garantiti questi diritti e doveva convertirsi in una democrazia la quale permetteva al singolo di partecipare alle decisioni statali. L'evoluzione della democrazia e le sue diverse forme non sono materia di discussione in questo articolo. L'origine del liberismo risale all'illuminismo quando si ebbe maggiore coscienza dell'uomo e dei suoi diritti e doveri e di uno Stato che più essere un padrone doveva farsi protettore e padre amorevole dell'individuo, il quale partecipava a sua volta alle sue scelte. Ecco che troviamo autori quali Voltaire o Rousseau i quali difesero a spada tratta la liberal - democrazia e la libertà umana. Come accadde per il liberismo anche il liberalismo entrò in crisi di fronte alla instabilità della democrazia di fronte alle crisi e a guerre di lunga durata. Il novecento è stato il campo di prova della democrazia che ha potuto così dimostrarsi debole, ma nel contempo accattivante tanto da sfuggire alla damnatio memoriae dei regime totalitari che si sono susseguiti per decenni. Oggi si apre una nuova sfida. Saprà il liberismo e il liberalismo vincete le incertezze di un mondo sempre più globalizzato? Oppure la popolazione umana si assoggetterà a poteri autoritari, ma garanti di sicurezza?

mercoledì 20 giugno 2012

Nestor Machno: il rifiuto dello Stato

Nel fermento politico e sociale dell'Europa dell'est si produssero spinte rivoluzionarie che portarono al radicale cambiamento della società, scardinando gli elementi feudali e aristocratici che ancora esistevano in quelle nazioni nei primi anni del novecento. Le masse contadine e proletarie avevano dimostrato tutta la loro rabbia verso i soprusi che dovevano quotidianamente sopportare. Ecco perché le idee del socialismo rivoluzionario non tardarono a diffondersi e a catturare la forza combattiva delle masse povere. In particolar modo l'anarchismo, a differenza del comunismo, ebbe una diffusione capillare tra la classe operaia e contadina, la quale garantiva una totale liberazione da ogni potere autoritario e elitario. La popolazione slava in generale ebbe grandi simpatie per il movimento anarchico. Il comunismo dovette lavorare molto di propagande per riuscire a far breccia nelle menti di queste popolazioni. La classe proletaria e contadina, stanca della prepotenza dei kulaki, vide nelle figure di Nestor Machno e Petr Arsinov una soluzione ai loro problemi. Specie Machno con il suo carisma e con il suo ardore rivoluzionario fu il protagonista principale della rivoluzione ucraina che seguì a quella russa del 1917. In quell'anno Machno, rilasciato dal carcere dopo la rivoluzione di febbraio, iniziò a organizzare i contadini e i proletari in una serie di soviet per dirigere al meglio le manovre rivoluzionarie. Come prima mossa venne respinta ogni possibile trattativa con la borghesia. Successivamente a partire da città di Huljajpole furono espropriati tutte le terre dei latifondisti e create una serie di comuni agricole che si diffusero a macchia d'olio per tutto il paese. Queste erano comunità autonome basate sulla totale uguaglianza dei suoi membri, le quali poi a loro volta interagivano tra di loro a livello locale e regionale e raramente nazionale. La propaganda comunista tentò più volte di penetrare all'interno dei soviet per riorganizzarli in base al modello bolscevico. I tentativi fallirono visto l'intransigenza anarchica e l'odio che la massa contadina e operaia aveva nei confronti di ogni autorità statale, specie quella dittatura del proletariato che vedevano come un altra forma di oppressione. Le collettivizzazione politiche ed economiche si rafforzarono e questo aumentò il disappunto non solo della borghesia, ma anche dei comunisti che da sempre non vedevano di buon occhio i progetti anarchici. Con il trattato di Brest - Litovsk Lenin cedette una parte dell'Ucraina agli austro - tedeschi i quali non tardarono a reprimere la confederazione contadina e operaia. Gli anarchici non tardarono a reagire all'aggressione tedesca e comunista. Venne organizzata la Machnovscina, un esercito popolare guidato dallo stesso Machno e basato sui principi democratici che distinsero anche le truppe anarchiche in Spagna. La guerriglia fu la metodologia che gli anarchici usufruirono al meglio per ostacolare l'avanzata tedesca e nel contempo l'Armata bianca che era intervenuta a sostegno dell'esercito invasore. Trozkij fu tra i principali sostenitori dell'invasione dell'Ucraina da parte dell'Armata Bianca convinto che il progetto anarchico dovesse essere distrutto per evitare facesse troppi proseliti. La presa di posizione del leader bolscevico stona con quello che accadde in Spagna dove i trozkisti si allearono con gli anarchici contro la repubblica e il franchismo. I nemici non erano solo esterni, ma anche interni: tra settembre e ottobre del 1918 l'esercito popolare dovette affrontare la Petliura, un movimento estrema destra sostenuto dalla borghesia reazionaria. Nel frattempo Machno e un gruppo di rappresentanti della confederazione anarchica nel 1920 si recarono a Mosca per ottenere aiuti dagli anarchici russi e da Lenin stesso. Ciò che l'anarchico ucraino vide lo sconvolse: la polizia segreta comunista aveva iniziato a reprimere il movimento anarchico e i colloqui con Lenin non giunsero a nessuna conclusione. Le divergenza tra comunisti e anarchici erano troppo profonda per cui la delegazione ucraina dovette tornare in patria senza alcun risultato. In un solo anno di guerra la confederazione anarchica riportò su più fronti grandi vittorie, ma, per la mancanza di armi e per il numero esiguo di uomini, dovette cedere di fronte all'avanzata dell'Armata rossa.

martedì 19 giugno 2012

NAMBLA ovvero "Sexual freedon for all"

Quando la barbarie viene spacciata per civiltà, la prima prende il nome di NAMBLA. L'acronimo non dice nulla ai più, ma la sua storia è stata oggetto di critiche e di censure. Il North American Man/Boy Love Association (Associazione Nord Americana dell'Amore tra Uomini e Ragazzi) è una associazione nata negli anni settanta per chiedere l'abolizione delle leggi a tutela dei minori e la legalizzazione dei rapporti sessuali tra uomini e minorenni di sesso maschile. In sostanza chiedo l'abbassamento dell'età del consenso, per non essere tacciati di pedofilia. Nel clima anticonformista americano una proposta del genere non poteva che trovare ampio accoglimento nella massa incosciente e libertaria del movimento di rinnovamento. NAMBLA è rinnovamento o semplice disumanità? Oggi siamo certi che se queste proposte fossero state fatte al giorno d'oggi, sicuramente avrebbero trovato la nostra piena ostilità. Una prima bozza delle idee che sono alla base di questa organizzazione venne stilata probabilmente nel 1969 quando diversi gruppi omosessuali iniziarono a discutere sul sesso tra adulti e minori connesso con la loro emancipazione sociale. Nel 1977 queste riflessioni giunsero alla ribalta nell'opinione pubblica quando la polizia fece irruzione nella sede della rivista "The Body Politic", una rivista omosessuale, dove qualche tempo prima era stato pubblicato un articolo intitola "Men loving boys loving men" (Uomini che amano ragazzi che amano uomini). Nell'articolo il suo autore parlava liberamente della possibilità di avere rapporti con maschi di minore età se lo Stato avesse ridimensionato l'età del consenso. A complicare le cose si aggiunse anche la retata del dicembre di quell'anno quando la polizia fece irruzione in una casa privata nel quartiere di Revere, Boston, arrestando ventiquattro uomini con l'accusa di pedofilia. Si venne a scoprire l'esistenza di un meccanismo di adescamento attraverso il quale i ragazzi venivano invogliati ad avere rapporti in cambio di droga e videogiochi. A testimoniare questi atti ci furono una serie di foto scattate durante gli adescamenti o addirittura durante i rapporti sessuali. Il mondo gay reagì alla retata di Revere con sdegno parlando di cospirazione ai danni della comunità omosessuale. La rivista omosessuale Fag Rag fu in prima linea nell'accusare le autorità di omofobia. Vennero così organizzate manifestazioni e comitati per la difesa degli imputati. La sensibilizzazione dell'opinione pubblica fu così efficacie che il procuratore Garrett Byrne fu sconfitto nelle elezioni di riconferma e il nuovo procuratore con un abile mossa scagionò gli imputati in quanto  i rapporti non erano frutto di coercizione. La vittoria diede forza a coloro che chiedevano una maggiore libertà sessuale. Il 2 dicembre 1978 Tom Reeves, omosessuale impegnato nelle lotte civili e sostenitore del libero amore, durante il convegno "Man/Boy Love and the Age of Consent" inaugurò la NAMBLA. All'inizio si contavano pochissimi membri, ma in pieni anni ottanta si arrivò a circa 300 partecipanti. Ovviamente un progetto del genere non poteva che scandalizzare tutti, dagli ambienti ultraconservatori a quei pochi democratici che avevano ancora una coscienza civile ed umana. Gli ambienti culturali radicali non furono da meno e per decenni non mancarono le voci di sostegno. Il poeta Allen Ginsberg fu tra i primi che appoggiò una maggiore libertà di sessuale, anche a costo di sacrificare il benessere fisico e mentale di adolescenti e bambini. NAMBLA questo era: un movimento di omosessuali pedofili o come si volevano far chiamare "Loveboy". La maggior parte del mondo civile, ma anche dei movimenti progressisti si allontanarono fin da subito da costoro. Ad osteggiarla non vi erano solo gruppi religiosi e istituzionali, ma anche lo stesso movimento gay ostracizzò le iniziative del NAMBLA. Nonostante il mondo gay in un primo momenti li supportasse, ILGA (International Lesbian and Gay Association) e molte altre organizzazioni iniziarono ad accusarla di dare una cattiva immagine del movimento omosessuale. Infatti in molti casi i gay erano associati a pedofili anche quando costoro non avevano impulsi del genere. ILGA venne multata e sospesa dal far parte delle organizzazioni sostenute dall'ONU fino a quando nel 1994 non sancì definitivamente la separazione con il partito dei pedofili. I processi giudiziari furono all'ordine del giorno. Alcuni membri di NAMBLA furono arrestati per possesso di materiale pedo - pornografico e per aver avuto atti sessuali con minori. Nel 2000 la famiglia Curley fece causa alla NAMBLA perché gli assassini di loro figlio, ucciso nel 1997, erano membri di questa organizzazione. Charles Jaynes e Salvatore Sicari (questi sono i nomi degli assassini), omosessuali radicali, scattarono delle foto e torturano il piccolo Jeffrey per poi pubblicare queste immagini su un sito pedo - pornografico, legato a NAMBLA. A difenderla scese in capo ACLU (American Civil Liberties Union) la quale parlò di un movimento che pur difendendo un comportamento illegale non insegnava a praticarlo. Inoltre la causa indetta dai Curley era da ritenersi come una richiesta di limitazione della libertà di parola: una motivazione altamente assurda. Su pressione di questa organizzazione nel 2008 si decise di far cadere il processo con la motivazione che alcuni testimoni non erano in grado di dare una testimonianza oggettiva dei fatti. Qualche anno prima, nel 2005, la NAMBLA venne scossa da uno scandalo a livello internazionale. Alcuni suoi affiliati (tra i quali un pastore protestante ed un prete cattolico) furono arrestati perché gestivano una rete pedo - pornografica, legata al simbolo dell'associazione, e un fenomeno molto preoccupante: il turismo sessuale. Organizzavano viaggi in Messico per visitare e usufruire della compagnia di ragazzi del luogo costretti a prostituirsi. Per fortuna le campagne per la lotta alla pedofilia hanno estromesso NAMBLA da ogni contesto politico e culturale e si attende la decisione ufficiale delle autorità per chiudere definitivamente questo pericolo sociale.