sabato 30 giugno 2012
Il Brasile tra crescita e arretratezza
Il Brasile nel primo decennio del secondo millennio ha conosciuto uno sviluppo inimmaginabile seguito ad una crescita del Pil molto elevata. Oggi è considerato a tutti gli effetti una nazione che ha superato la soglia per entrare tra le grandi potenze economiche. Ha un Pil di 1900 trilioni di dollari che cresce ogni anno, dal 2006, del 7%. Fino a pochi decenni fa il paese sudamericano era considerato una nazione poverissima e non in grado di risollevarsi del tutto dalla stagnazione sociale ed economica. Il Brasile sembrava il tipico paese arretrato e attanagliato da un sistema sociale ed economico anacronistico e quindi incapace di sussistere senza gli aiuti internazionali. Al contrario San Paolo e le altre grandi megalopoli del paese sono diventate importanti centri finanziari e industriali. Ancora oggi purtroppo il Brasile pur crescendo vive un divario profondo tra passato e presente, tra latifondo e industrializzazione. Accanto ad una classe media sviluppata e metropolitana si trova una classe contadina povera e senza terra, oppressa dai latifondisti che controllano più del 50% delle terre coltivabili. Tra la fine del XX secolo e l'inizio del secondo millennio F.H. Cardoso e L.I.L. De Silva hanno portato il paese a diventare uno dei maggiori esportatori al mondo di prodotti agricoli. Nonostante questi successi il Brasile ha subito una forte recessione a causa dei debiti e della mal gestione della cosa pubblica. La repubblica sudamericana a partire dal 1998 vide in parte sfumare i propri successi. Da un lato il presidente Cardoso aprendo alla liberalizzazione indebolì il già fragile apparato statale; dall'altro lato la stagnazione come sempre comportò una crescente fuga di capitali all'estero, di conseguenza in mancanza di capitale Cardoso fu costretto ad indebitarsi pesantemente con il FMI (Fondo monetario internazionale). Il debito brasiliano ammontava a 41,5 miliardi di dollari, ma ancora oggi il Brasile non ha ancora saldato il suo credito. La rapacità del Fmi costò a Cordoso l'alienazione della popolazione brasiliana: le liberalizzazioni imposte dall'ente internazionale comportò la riduzione degli aiuti statali ad una popolazione che ancora vive nella maggioranza dei casi in una condizione di estrema povertà. Secondo i dati dell'Onu circa il 45% della popolazione brasiliana viveva in favelas, senza lavoro e senza assistenza. Nei primi anni duemila il Brasile versava in una condizione di pericolo sia sociale che economico. Le speranze di progresso sembravano essere sfumate. Ed ecco che in ogni situazione di dramma interviene un uomo o una donna che riporta la pace e la serenità. Il Brasile del presidente Lula, successore di Cardoso, non è ancora sereno e pacifico, anzi le tensioni sociali sono ancora vive, ma il presidente socialista ha aperto le strade per un possibile futuro di prosperità. Da un lato troviamo i contadini del MST (Movimento dei senza terra), una organizzazione non governativa che dagli anni settanti si occupa di dare terra ai contadini disoccupati attraverso occupazioni e marce pacifiche (sempre represse dalle forze dell'ordine). Il tutto appoggiati dall'area socialdemocratica del parlamento e da una attiva Chiesa Cattolica; dall'altro lato gli indios che da sempre rimproverano di essere costantemente marginalizzati dalla vita pubblica brasiliana. Lula venne eletto a pieni voti nel 2002. La sua politica è di chiara matrice socialista e si afferma soventemente che con questi il Brasile abbia svoltato nettamente a sinistra, rompendo con quel Fmi che da sempre opprime i paesi sudamericani. Per prima cosa Lula ha rotto con il Fondo monetario internazionale e con l'Alca, entrambi visti come forme di imperialismo nord americano. Da qui poi si è costruito un solido apparato statale volto a garantire una giustizia sociale che non ha rispettato le aspettative della popolazione più povera. Sostanzialmente Lula ha agito principalmente per eliminare la vasta sacca di povertà metropolitana. Le campagne infatti sono ancora avvolte nella cappa di oppressione ad opera dei latifondisti e di quegli organi statali che li fronteggiano. Gli episodi di repressione del Mst e di altri movimenti contadini sono molti e basta girare per internet per trovare una ricca letteratura. Lula sembra quasi impotente di fronte allo strapotere della borghesia agraria. Questo è una delle pecche maggiori del suo operato. Nel 2003 il presidente socialista ha istituito la "Bolla familia" che costituisce probabilmente il suo merito più grande. Il progetto, che ha avuto i risultati sperati, è un contributo monetario minimo che viene garantito ai non possidenti per vivere al di sopra dei limiti estremi di povertà. E' una strategia per ridurre la povertà estrema e per incentivare i consumi e l'istruzione. E' uno dei primi passi per un socialismo di mercato che potrà, forse, rendere grande il Brasile.
mercoledì 27 giugno 2012
Dante Alighieri: il poeta che cantò la laicità dello Stato e l'Italia unita
Quando si studia a scuola Dante lo si ritiene sempre noioso e antiquato. I tempi sono cambiati e il messaggio nonché gli stili della Commedia sembrano un retaggio del passato. Non vi si trova nei suoi scritti nessun elemento che possa riallacciarlo con la modernità, rendendolo il più possibile vicino a noi. In realtà pochi sanno che il poeta fiorentino è molto moderno, specie per quanto riguarda il pensiero politico: alcune delle sue idee lo portano inevitabilmente a connettersi con eventi accaduti nell'età moderna, ma che in fin dei conti sono state indirettamente causati dalle sue parole che li hanno anticipati. Soprattutto bisogna considerare che certe tesi, oggi in parte ancora in voga, nel XIII e XIV secolo erano impensabili, specie per un intellettuale impegnato come Dante (il quale a causa della sua militanza nei guelfi bianchi era stato costretto all'esilio). L'esimio poeta parlava e scriveva con certezza di laicità dello Stato e della necessità di dividere il potere temporale da quello spirituale. Argomenti che all'epoca dei discorsi erano tabù, soprattutto considerando il fatto che il Papato era una delle autorità che esercitava maggior influenza nella politica italiana dell'epoca. Per cui affermare certe idee era molto pericoloso. Altro aspetto che lo rende attuale è il fatto che il poeta fiorentino è stato il primo a parlare di unità della penisola italiana, anticipando e iniziando un dibattito che solo molti secoli dopo giungerà a risultati concreti. In effetti Dante ha anticipato i tempi parlando di un progetto che probabilmente tratteggiò come utopico e che alla fine si realizzò con tutti i dubbi e i problemi. Passiamo ai testi e in particolare all'opera politica incompiuta più nota del Dante: il "De Monarchia" (1312 - 1313). Nel terzo libro del trattato viene affrontata la questione della laicità dello Stato. Essendo un accurato osservatore politico, Dante non pote non osservare la decadenza della Chiesa Romana che lui diceva essere causa diretta del tentativo del Papa di attribuirsi quel potere temporale che in realtà non gli spetta. Occupandosi delle faccende terrene il Pontefice perde di vista quelle spirituali, causando il disorientamento della massa cristiana e dello stesso clero. Indi per cui è necessaria una netta separazione del potere spirituale da quello temporale che è proprio dell'Imperatore il quale deve necessariamente occuparsi delle faccende amministrative ed umane. La metafora dei due soli serve appunto per esplicitare questo concetto che all'epoca di Dante avrebbe una risonanza molto più ampia. Il Papa e l'Imperatore sono come il Sole e la Luna, cioè l'Imperatore riceve direttamente da Dio l'autorità a regnare e non dal Pontefice, il quale con la sua santità deve sancire questo fatto. Quindi in definitiva la luce del Sole che fa risplendere la Luna rappresenta l'investitura imperiale ad opera del successore di Pietro. La modernità del poeta è dettata anche da un altro fattore: Dante fu il primo a cantare la condizione di miseria e di divisione che attanagliava la penisola italica. Nel Canto Sesto del Purgatorio il poeta celebra l'Italia partendo dalla condizione di infelicità in cui si trova: divisa e sconquassata da continue guerre, senza trovare mai una pace solida e longeva. L'invito del poeta è quello di ritrovare quell'unità politica e culturale che un tempo aveva reso grande la nazione. Una visione della nostra nazione che per Dante era certamente illusoria. Soprattutto il poeta aveva intravisto nella sua epoca una certa unità culturale che avrebbe costituito una molla per la futura unificazione. Probabilmente non avrebbe mai immaginato che l'unità fosse un processo così difficile e così intricato da presentare diversi problemi 151 anni dopo la sua realizzazione. E si può in definitiva dire che Dante Alighieri è il nostro padre spirituale nonostante furono altri a concretizzare le sue aspirazioni. Ha anticipato i tempi e ha visto un progetto politico e culturale troppo maturo per i tempi in cui visse.
giovedì 21 giugno 2012
Appunti di liberismo e liberalismo
Nel parlare di politica spesso si fa confusione nell'utilizzo di una terminologia esatta. Tra i tanti errori che si commettono vi è quello di usare in maniera impropria i termini "liberismo" e "liberalismo", spesso utilizzati come sinonimi. In questo articolo voglio chiarire l'origine di questi concetti e per quali motivi si differenziano. In comune vi è l'origine storica, essendo nati in epoche storiche analoghe, cioè tra settecento e ottocento, un lungo lasso di tempo ricco di trasformazioni radicali nella vita economica e sociale. Il liberismo è una dottrina economica che fonda le proprie idee sulla concezione del libero mercato, ovvero sull'autoregolazione dei mercati e sul disimpegno dello Stato nelle vicende economiche, sulla difesa della libera iniziativa e della proprietà privata. L'economia viene in questo modo depurata dallo statalismo socialista o protezionista e gli viene consentito di autoregolararsi e di regolare tutto ciò che le è connesso. Si viene a determinare un sistema economico aperto e globalizzato, fuori da ogni limitazione territoriale. All'apparenza un sistema solido, ma che in molti casi ha dimostrato quanto sia caotico e predatorio. Nell'Inghilterra del XIX secolo vennero teorizzate le prime teorie liberiste ad opera di Adam Smith in seguito ai vasti fenomeni sociali ed economici seguiti alla prima rivoluzione industriale. Nel novecento il comunismo e il fascismo posero in crisi il liberismo. La depressione degli ultimi anni dell'ottocento, la crisi del primo dopoguerra e quella del 1929 dimostrarono come affidare la vita di un paese al libero mercato fosse una mossa troppo azzardata. La ripresa economica seguita alla seconda guerra mondiale fece rinascere la fiducia nei mercati. Il neoliberismo sembrò essere l'ulteriore dimostrazione che, nonostante le crisi, il liberismo era la chiave del progresso. Le previsioni erano esatte?
Dovendo difendere la libertà di iniziativa e di proprietà privata bisognava garantire quei diritti e quelle libertà che permettessero lo sviluppo delle prime. Il liberalismo affonda le proprie radice nelle prime manifestazioni della borghesia. Questa classe sociale rivestiva una dinamicità che non poteva adattarsi alle strutture anacronistiche del sistema feudale e aristocratico. Il liberalismo di conseguenza fu l'arma sociale e politica attraverso la quale la borghesia si affermò come classe dominante. Da sempre si è caratterizzata come una filosofia e una dottrina politica individualista e basta sul concetto di libertà che lo Stato doveva garantire a tutti i suoi cittadini per realizzarsi compiutamente. Lo Stato di conseguenza doveva dotarsi di una Costituzione in cui fossero garantiti questi diritti e doveva convertirsi in una democrazia la quale permetteva al singolo di partecipare alle decisioni statali. L'evoluzione della democrazia e le sue diverse forme non sono materia di discussione in questo articolo. L'origine del liberismo risale all'illuminismo quando si ebbe maggiore coscienza dell'uomo e dei suoi diritti e doveri e di uno Stato che più essere un padrone doveva farsi protettore e padre amorevole dell'individuo, il quale partecipava a sua volta alle sue scelte. Ecco che troviamo autori quali Voltaire o Rousseau i quali difesero a spada tratta la liberal - democrazia e la libertà umana. Come accadde per il liberismo anche il liberalismo entrò in crisi di fronte alla instabilità della democrazia di fronte alle crisi e a guerre di lunga durata. Il novecento è stato il campo di prova della democrazia che ha potuto così dimostrarsi debole, ma nel contempo accattivante tanto da sfuggire alla damnatio memoriae dei regime totalitari che si sono susseguiti per decenni. Oggi si apre una nuova sfida. Saprà il liberismo e il liberalismo vincete le incertezze di un mondo sempre più globalizzato? Oppure la popolazione umana si assoggetterà a poteri autoritari, ma garanti di sicurezza?
Dovendo difendere la libertà di iniziativa e di proprietà privata bisognava garantire quei diritti e quelle libertà che permettessero lo sviluppo delle prime. Il liberalismo affonda le proprie radice nelle prime manifestazioni della borghesia. Questa classe sociale rivestiva una dinamicità che non poteva adattarsi alle strutture anacronistiche del sistema feudale e aristocratico. Il liberalismo di conseguenza fu l'arma sociale e politica attraverso la quale la borghesia si affermò come classe dominante. Da sempre si è caratterizzata come una filosofia e una dottrina politica individualista e basta sul concetto di libertà che lo Stato doveva garantire a tutti i suoi cittadini per realizzarsi compiutamente. Lo Stato di conseguenza doveva dotarsi di una Costituzione in cui fossero garantiti questi diritti e doveva convertirsi in una democrazia la quale permetteva al singolo di partecipare alle decisioni statali. L'evoluzione della democrazia e le sue diverse forme non sono materia di discussione in questo articolo. L'origine del liberismo risale all'illuminismo quando si ebbe maggiore coscienza dell'uomo e dei suoi diritti e doveri e di uno Stato che più essere un padrone doveva farsi protettore e padre amorevole dell'individuo, il quale partecipava a sua volta alle sue scelte. Ecco che troviamo autori quali Voltaire o Rousseau i quali difesero a spada tratta la liberal - democrazia e la libertà umana. Come accadde per il liberismo anche il liberalismo entrò in crisi di fronte alla instabilità della democrazia di fronte alle crisi e a guerre di lunga durata. Il novecento è stato il campo di prova della democrazia che ha potuto così dimostrarsi debole, ma nel contempo accattivante tanto da sfuggire alla damnatio memoriae dei regime totalitari che si sono susseguiti per decenni. Oggi si apre una nuova sfida. Saprà il liberismo e il liberalismo vincete le incertezze di un mondo sempre più globalizzato? Oppure la popolazione umana si assoggetterà a poteri autoritari, ma garanti di sicurezza?
mercoledì 20 giugno 2012
Nestor Machno: il rifiuto dello Stato
Nel fermento politico e sociale dell'Europa dell'est si produssero spinte rivoluzionarie che portarono al radicale cambiamento della società, scardinando gli elementi feudali e aristocratici che ancora esistevano in quelle nazioni nei primi anni del novecento. Le masse contadine e proletarie avevano dimostrato tutta la loro rabbia verso i soprusi che dovevano quotidianamente sopportare. Ecco perché le idee del socialismo rivoluzionario non tardarono a diffondersi e a catturare la forza combattiva delle masse povere. In particolar modo l'anarchismo, a differenza del comunismo, ebbe una diffusione capillare tra la classe operaia e contadina, la quale garantiva una totale liberazione da ogni potere autoritario e elitario. La popolazione slava in generale ebbe grandi simpatie per il movimento anarchico. Il comunismo dovette lavorare molto di propagande per riuscire a far breccia nelle menti di queste popolazioni. La classe proletaria e contadina, stanca della prepotenza dei kulaki, vide nelle figure di Nestor Machno e Petr Arsinov una soluzione ai loro problemi. Specie Machno con il suo carisma e con il suo ardore rivoluzionario fu il protagonista principale della rivoluzione ucraina che seguì a quella russa del 1917. In quell'anno Machno, rilasciato dal carcere dopo la rivoluzione di febbraio, iniziò a organizzare i contadini e i proletari in una serie di soviet per dirigere al meglio le manovre rivoluzionarie. Come prima mossa venne respinta ogni possibile trattativa con la borghesia. Successivamente a partire da città di Huljajpole furono espropriati tutte le terre dei latifondisti e create una serie di comuni agricole che si diffusero a macchia d'olio per tutto il paese. Queste erano comunità autonome basate sulla totale uguaglianza dei suoi membri, le quali poi a loro volta interagivano tra di loro a livello locale e regionale e raramente nazionale. La propaganda comunista tentò più volte di penetrare all'interno dei soviet per riorganizzarli in base al modello bolscevico. I tentativi fallirono visto l'intransigenza anarchica e l'odio che la massa contadina e operaia aveva nei confronti di ogni autorità statale, specie quella dittatura del proletariato che vedevano come un altra forma di oppressione. Le collettivizzazione politiche ed economiche si rafforzarono e questo aumentò il disappunto non solo della borghesia, ma anche dei comunisti che da sempre non vedevano di buon occhio i progetti anarchici. Con il trattato di Brest - Litovsk Lenin cedette una parte dell'Ucraina agli austro - tedeschi i quali non tardarono a reprimere la confederazione contadina e operaia. Gli anarchici non tardarono a reagire all'aggressione tedesca e comunista. Venne organizzata la Machnovscina, un esercito popolare guidato dallo stesso Machno e basato sui principi democratici che distinsero anche le truppe anarchiche in Spagna. La guerriglia fu la metodologia che gli anarchici usufruirono al meglio per ostacolare l'avanzata tedesca e nel contempo l'Armata bianca che era intervenuta a sostegno dell'esercito invasore. Trozkij fu tra i principali sostenitori dell'invasione dell'Ucraina da parte dell'Armata Bianca convinto che il progetto anarchico dovesse essere distrutto per evitare facesse troppi proseliti. La presa di posizione del leader bolscevico stona con quello che accadde in Spagna dove i trozkisti si allearono con gli anarchici contro la repubblica e il franchismo. I nemici non erano solo esterni, ma anche interni: tra settembre e ottobre del 1918 l'esercito popolare dovette affrontare la Petliura, un movimento estrema destra sostenuto dalla borghesia reazionaria. Nel frattempo Machno e un gruppo di rappresentanti della confederazione anarchica nel 1920 si recarono a Mosca per ottenere aiuti dagli anarchici russi e da Lenin stesso. Ciò che l'anarchico ucraino vide lo sconvolse: la polizia segreta comunista aveva iniziato a reprimere il movimento anarchico e i colloqui con Lenin non giunsero a nessuna conclusione. Le divergenza tra comunisti e anarchici erano troppo profonda per cui la delegazione ucraina dovette tornare in patria senza alcun risultato. In un solo anno di guerra la confederazione anarchica riportò su più fronti grandi vittorie, ma, per la mancanza di armi e per il numero esiguo di uomini, dovette cedere di fronte all'avanzata dell'Armata rossa.
martedì 19 giugno 2012
NAMBLA ovvero "Sexual freedon for all"
Quando la barbarie viene spacciata per civiltà, la prima prende il nome di NAMBLA. L'acronimo non dice nulla ai più, ma la sua storia è stata oggetto di critiche e di censure. Il North American Man/Boy Love Association (Associazione Nord Americana dell'Amore tra Uomini e Ragazzi) è una associazione nata negli anni settanta per chiedere l'abolizione delle leggi a tutela dei minori e la legalizzazione dei rapporti sessuali tra uomini e minorenni di sesso maschile. In sostanza chiedo l'abbassamento dell'età del consenso, per non essere tacciati di pedofilia. Nel clima anticonformista americano una proposta del genere non poteva che trovare ampio accoglimento nella massa incosciente e libertaria del movimento di rinnovamento. NAMBLA è rinnovamento o semplice disumanità? Oggi siamo certi che se queste proposte fossero state fatte al giorno d'oggi, sicuramente avrebbero trovato la nostra piena ostilità. Una prima bozza delle idee che sono alla base di questa organizzazione venne stilata probabilmente nel 1969 quando diversi gruppi omosessuali iniziarono a discutere sul sesso tra adulti e minori connesso con la loro emancipazione sociale. Nel 1977 queste riflessioni giunsero alla ribalta nell'opinione pubblica quando la polizia fece irruzione nella sede della rivista "The Body Politic", una rivista omosessuale, dove qualche tempo prima era stato pubblicato un articolo intitola "Men loving boys loving men" (Uomini che amano ragazzi che amano uomini). Nell'articolo il suo autore parlava liberamente della possibilità di avere rapporti con maschi di minore età se lo Stato avesse ridimensionato l'età del consenso. A complicare le cose si aggiunse anche la retata del dicembre di quell'anno quando la polizia fece irruzione in una casa privata nel quartiere di Revere, Boston, arrestando ventiquattro uomini con l'accusa di pedofilia. Si venne a scoprire l'esistenza di un meccanismo di adescamento attraverso il quale i ragazzi venivano invogliati ad avere rapporti in cambio di droga e videogiochi. A testimoniare questi atti ci furono una serie di foto scattate durante gli adescamenti o addirittura durante i rapporti sessuali. Il mondo gay reagì alla retata di Revere con sdegno parlando di cospirazione ai danni della comunità omosessuale. La rivista omosessuale Fag Rag fu in prima linea nell'accusare le autorità di omofobia. Vennero così organizzate manifestazioni e comitati per la difesa degli imputati. La sensibilizzazione dell'opinione pubblica fu così efficacie che il procuratore Garrett Byrne fu sconfitto nelle elezioni di riconferma e il nuovo procuratore con un abile mossa scagionò gli imputati in quanto i rapporti non erano frutto di coercizione. La vittoria diede forza a coloro che chiedevano una maggiore libertà sessuale. Il 2 dicembre 1978 Tom Reeves, omosessuale impegnato nelle lotte civili e sostenitore del libero amore, durante il convegno "Man/Boy Love and the Age of Consent" inaugurò la NAMBLA. All'inizio si contavano pochissimi membri, ma in pieni anni ottanta si arrivò a circa 300 partecipanti. Ovviamente un progetto del genere non poteva che scandalizzare tutti, dagli ambienti ultraconservatori a quei pochi democratici che avevano ancora una coscienza civile ed umana. Gli ambienti culturali radicali non furono da meno e per decenni non mancarono le voci di sostegno. Il poeta Allen Ginsberg fu tra i primi che appoggiò una maggiore libertà di sessuale, anche a costo di sacrificare il benessere fisico e mentale di adolescenti e bambini. NAMBLA questo era: un movimento di omosessuali pedofili o come si volevano far chiamare "Loveboy". La maggior parte del mondo civile, ma anche dei movimenti progressisti si allontanarono fin da subito da costoro. Ad osteggiarla non vi erano solo gruppi religiosi e istituzionali, ma anche lo stesso movimento gay ostracizzò le iniziative del NAMBLA. Nonostante il mondo gay in un primo momenti li supportasse, ILGA (International Lesbian and Gay Association) e molte altre organizzazioni iniziarono ad accusarla di dare una cattiva immagine del movimento omosessuale. Infatti in molti casi i gay erano associati a pedofili anche quando costoro non avevano impulsi del genere. ILGA venne multata e sospesa dal far parte delle organizzazioni sostenute dall'ONU fino a quando nel 1994 non sancì definitivamente la separazione con il partito dei pedofili. I processi giudiziari furono all'ordine del giorno. Alcuni membri di NAMBLA furono arrestati per possesso di materiale pedo - pornografico e per aver avuto atti sessuali con minori. Nel 2000 la famiglia Curley fece causa alla NAMBLA perché gli assassini di loro figlio, ucciso nel 1997, erano membri di questa organizzazione. Charles Jaynes e Salvatore Sicari (questi sono i nomi degli assassini), omosessuali radicali, scattarono delle foto e torturano il piccolo Jeffrey per poi pubblicare queste immagini su un sito pedo - pornografico, legato a NAMBLA. A difenderla scese in capo ACLU (American Civil Liberties Union) la quale parlò di un movimento che pur difendendo un comportamento illegale non insegnava a praticarlo. Inoltre la causa indetta dai Curley era da ritenersi come una richiesta di limitazione della libertà di parola: una motivazione altamente assurda. Su pressione di questa organizzazione nel 2008 si decise di far cadere il processo con la motivazione che alcuni testimoni non erano in grado di dare una testimonianza oggettiva dei fatti. Qualche anno prima, nel 2005, la NAMBLA venne scossa da uno scandalo a livello internazionale. Alcuni suoi affiliati (tra i quali un pastore protestante ed un prete cattolico) furono arrestati perché gestivano una rete pedo - pornografica, legata al simbolo dell'associazione, e un fenomeno molto preoccupante: il turismo sessuale. Organizzavano viaggi in Messico per visitare e usufruire della compagnia di ragazzi del luogo costretti a prostituirsi. Per fortuna le campagne per la lotta alla pedofilia hanno estromesso NAMBLA da ogni contesto politico e culturale e si attende la decisione ufficiale delle autorità per chiudere definitivamente questo pericolo sociale.
lunedì 18 giugno 2012
L'antisemita Stalin
Quello che si dice su Stalin e sul suo rapporto con gli ebrei è non tutto frutto dei fatti e quindi della verità storica. Nei libri scolastici spesso viene nascosta quella che molti hanno definito la stessa mattia che colpì Hitler: l'antisemitismo. Il Fuher quindi non sarebbe stato il solo a tramare contro gli ebrei e ad addossare la responsabilità di molti mali a questi. Stalin è stato definito il degno omologo di Hitler. Il 13 gennaio 1953 sulla Pravda uscì una notizia sconvolgente: nove medici del Cremlino erano stati incarcerati e condannati per aver ucciso Zdanov e Scerbakov e attentato alla vita di Stalin stesso. Sei di loro erano ebrei e si giudicò "nemici del popolo" gli ebrei sionisti e amici degli americani che, secondo l'articolo, avevano commissionato gli attentati. In realtà questo è solo uno dei tanti esempi di antisemitismo che lo stesso Stalin dimostrò nel corso della sua vita, spesso per accusare ed eliminare la vecchia guardia bolscevica in maggioranza ebrea o comunque i suoi nemici di partito. Josef Stalin fu sempre un antisemita. Suo padre, ubriacone e sperperatore del patrimonio familiare, fu costretto a vendere tutti i suoi beni a diversi banchi di pegni, tutti gestiti da ebrei. I genitori, devoti cristiani ortodossi, non tardarono a dare un immagine cattiva e pregiudiziale del popolo ebraico, come di genti corruttrici e dediti all'usura. Gli ebrei nella scala sociale georgiana costituivano l'ultimo gradino, come in Russia. Allo stesso modo i georgiani nel cuore della Russia zarista erano gli ultimi della scala sociale. Stalin dimostrò sempre una grande ambizione nel dimostrarsi un vero Russo: questa spinta nazionalista non decadde neanche quando entrò nelle prime formazioni comuniste. Ecco perché fu sempre contrapposto a Lenin e a Trozkij, accesi internazionalisti. Gli stessi ebrei erano per lui delle persone interessate di più ai scopi internazionali e poco propensi ad accettare il concetto di Nazione. Essendo inoltre poco malleabili dal punto di vista ideologico, costituivano un grosso ostacolo. Questa tendenza prettamente nazionalista si manifestò quando nel 1923 firmò il progetto del "Socialismo in un solo Paese", dichiarando di fatto la fine dell'internazionalismo sovietico.
La sua anima antisemita venne ulteriormente plasmata durante il suo soggiorno nel seminario di Tbilisi, dove le idee antisemite erano all'ordine del giorno. Non mancavano neanche le voci di complotti giudaici contro la nazione e l'intero popolo cristiano. Durante la rivoluzione e i primi anni del bolscevismo Stalin non dimostrò mai le sue vere idee. Solo durante gli anni venti per scalare il potere eliminò man mano i principali membri del partito, tutti esclusivamente ebrei. Dal 1948 (anno in cui fu scoperto un complotto di membri del politburo, tutti di origine ebrea) fino al 1953 furono uccisi circa 600.000 ebrei. Si verificarono anche diversi pogrom spontanei e diretti dalle autorità, specie in Polonia dove il sentimento antisemita era molto forte. In Siberia e in Kazakhstan furono allestiti diversi campi di concentramento dove gli ebrei russi, polacchi e di molte altre zone dell'URSS furono rinchiusi e condannati ai lavori forzati nonché alla morte. Il complotto dei medici fu solo il culmine di questa lunga campagna antisemita.
La sua anima antisemita venne ulteriormente plasmata durante il suo soggiorno nel seminario di Tbilisi, dove le idee antisemite erano all'ordine del giorno. Non mancavano neanche le voci di complotti giudaici contro la nazione e l'intero popolo cristiano. Durante la rivoluzione e i primi anni del bolscevismo Stalin non dimostrò mai le sue vere idee. Solo durante gli anni venti per scalare il potere eliminò man mano i principali membri del partito, tutti esclusivamente ebrei. Dal 1948 (anno in cui fu scoperto un complotto di membri del politburo, tutti di origine ebrea) fino al 1953 furono uccisi circa 600.000 ebrei. Si verificarono anche diversi pogrom spontanei e diretti dalle autorità, specie in Polonia dove il sentimento antisemita era molto forte. In Siberia e in Kazakhstan furono allestiti diversi campi di concentramento dove gli ebrei russi, polacchi e di molte altre zone dell'URSS furono rinchiusi e condannati ai lavori forzati nonché alla morte. Il complotto dei medici fu solo il culmine di questa lunga campagna antisemita.
Buenaventura Durruti: vita e morte di un rivoluzionario buono
La breve estate dell'anarchismo durante la guerra civile spagnola vide come protagonista l'anarco - sindacalista Buenaventura Durruti. Di lui si sono dette molte cose: assassino spietato lo hanno definito i fascisti e i franchisti, eroe invece la sinistra rivoluzionaria e i movimenti anarchici. La sua figura è comunque legata alle sorti di migliaia di fascisti e simpatizzanti del movimento franchista che furono salvati dallo stesso Durruti. Le violenze dei popolari e in questo caso degli anarchici erano il frutto della rabbia incontrollata seguita al Golpe di Franco. Senza un apparato giudiziario solido e senza freni sociali e politici la popolazione si abbandonò a selvagge cacce all'uomo. Buenaventura fu tra coloro che si impegnò nel placare le violenze e i linciaggi. Salvò la vita a moltissimi uomini e ad intere famiglie. Il suo segretario, il prete cattolico Jesus Arnal Pena, descrisse Durruti come una persona retta, degna del suo rispetto pur non essendo anarchico. Pena fu colui che trascrisse la storia della Colonna Durruti. Pur essendo nato il 14 luglio 1896 a Leon, una città ed una regione altamente conservatrice, il giovane Durruti seguì i fratelli e il padre nel lavoro e nella vita politica. Erano ferrovieri e simpatizzanti delle idee anarchiche. Partecipò a dimostrazioni e scioperi che gli causarono l'esilio dalla Spagna a partire dal 1920 rifugiandosi a Parigi. Fino ai primi anni trenta Durruti viaggiò in lungo e in largo, sia in Europa che nelle Americhe. Nel 1932 rientrò in Spagna iscrivendosi alla CNT, il sindacato anarchico, e iniziò a sfidare apertamente il governo della Seconda Repubblica. Le agitazioni si susseguirono per anni accompagnati dalle manifestazioni comuniste e socialiste. Il 1936 è l'anni in cui la sinistra va al potere e Franco si ribella a quello che definiva un "complotto giudaico, massonico e bolscevico", cioè la repubblica accusata di sovvertire l'ordine tradizionale. Le due formazioni anarchiche, la CNT e la FAI (e successivamente il partito trozkista POUM), ebbero una schiacciante vittoria a Barcellona e in tutta la Catalogna, avviando di fatto quella che è definita 'utopia realizzata". Venne creata una forma di amministrazione della politica e dell'economia collettiva vicina al progetto comunista. Durruti quindi ebbe un ruolo fondamentale nel dirigere la guerra e nel gestire la cosa pubblica. La Colonna Durruti, cioè l'esercito popolare di ispirazione anarchica, era tra i più organizzati e disciplinati che ci fossero nel Fronte Popolare. Nonostante vigesse un principio di democrazia, per cui le truppe eleggevano democraticamente i loro capi, la Colonna riportò importanti vittorie. L'impegno rivoluzionario di Durruti fu molto breve. Il 20 novembre 1936 venne ucciso a Madrid. Il mistero sulla sua morte è ancora vivo e sono state proposte molte ipotesi. Gli Amici di Durruti, l'organizzazione anarchica legata alla sua figura, sostennero l'ipotesi che l'omicida fosse uno stalinista in virtù della successiva repressione dei rivoluzionari trozkisti e anarchici; altri invece propendono per un uccisione franchista. L'ipotesi dell'omicidio accidentale è stata ultimamente rivalutata e sembra essere la teoria che principalmente viene tenuta in considerazione.
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