venerdì 25 maggio 2012

Per una Italia nuova (di Paolo R.)

PREMESSA:
Questo articolo è scritto in base a ciò che penso io personalmente ed alcune cose non potrebbero essere condivise e  andrebbero ad intaccare interessi di politici e non che non faranno mai riforme del genere altrimenti intaccherebbero troppo i propri interessi ed alcune sembrano anche irrealizzabili ma con una buona dose di coraggio sono fattibili anche loro! per favore non siate superficiali nel leggere questo articolo e arrivate fino alla fine! buona lettura.


PROPOSTE PER MIGLIORARE L’ITALIA:

PIANO POLITICO AMMINISTRATIVO ECONOMICO:
-riduzione del numero di parlamentari a 137 e del numero dei senatori ad 77 calcolato rispetto ai politici che hanno gli USA
-riduzione dei loro stipendi del 60% ed il resto si otterrebbe in base ai risultati politici per un aumento massimo del 25%  del proprio stipendio base 
-stop a doppi o più incarichi dei politici: se libero professionista può continuare la libera professione per non perdere clienti ma se dipendente il soggetto verrà messo in aspettativa forzata speciale per il tempo che sarà al governo e percepirà lo stipendio più favorevole tra quello di parlamentare e il lavoro precedente  
-eliminazione delle provincie 
-accorpamento dell’abruzzo al molise
-accorpamento dei comuni al di sotto dei 30000 abitanti così da limitare sprechi, corruzione e infiltrazioni mafiose ( perchè è più semplice controllare pochi individui rispetto a centinaia di migliaia) 
-accorpamento della Polizia di Stato ai Carabinieri perchè hanno le stesse funzioni e si può risparmiare sulle strutture e sui comandi (meno indennità di comando)
-rendere la Guardia di Finanza per il 95% solo polizia Tributaria poichè al momento solo il 50% dei finanzieri fà polizia tributaria mentre il resto fà ciò che fà la polizia e carabinieri
-rendere tutte le auto pubbliche a combustione a metano o gpl per risparmiare e inquinare di meno
-rendere lo stipendio nel pubblico variabile in base ai risultati (variazione anche del 30%) che si deciderebbe in base al bilancio pubblicato entro il 31 dicembre di ogni anno: se il bilancio è negativo si ha una decurtazione dello stipendio di tutti i dipendenti e in caso contrario cioè pareggio di bilancio si ha un aumento di stipendio per tutti così da aumentare la produttività ed eliminare gli sprechi
- con il denaro risparmiato dai tagli alla politica metà deve essere reimpiegato nella lotta all’evasione fiscale ed al crimine e l’altra metà per il sostegno alle imprese, famiglie, lavoro 
-eliminazione del denaro cartaceo e sostituita da moneta elettronica così da avere un controllo eccellente per la lotta all'evasione fiscale, controllo della corruzione e di tutte le attività criminali e anche salvare le banche che potrebbero sempre concedere prestiti, mutui e quindi non far fermare mai gli ingranaggi della nostra economia) e poi lo stato risparmierebbe almeno 10 miliardi che servirebbero ogni anno per produrre denaro cartaceo e a moneta potendo riutilizzare questa somma per il bene comune o per diminuire le tasse
eliminazione quasi totale della libera professione:
* per il commercio ci deve essere solo un negozio di una compagnia importante che offra tutti servizi (conad, coop ecc) ogni 3000 abitanti e devono distanziarsi (I negozi della stessa compagnia) di almeno 20 km l’una d’altra per garantire concorrenza (dico compagnie importanti perchè esse non possono permettersi di non emettere scontrini fiscali poichè nuocerebbe alla propria reputazione e perderebbe immediatamente clienti), questo gioverebbe sia per la qualità dei servizi offerti ai cittadini, sia per le compagnie sia per l'occupazione (verrebbe debellato quasi completamente il lavoro nero e si creerebbero nuovi posti di lavoro)
* per i servizi creazione di società gestite direttamente dallo stato così da evitare qualsiasi evasione fiscale e riduzione dei costi al cittadino (dato che lo stato non dovrebbe pagare a se stesso l'IVA e altre tasse)
-l’8 per mille piò essere devoluto solo per il 30% alla chiesa (dato che secondo recenti statistiche solo il 25% degli italiani dona volontariamente l'8 per mille alla chiesa gli altri poichè non esprimono preferenze il loro contributo viene diviso tra le parti e chissà perchè alla fine la chiesa si ritrova l'85% di tutta la torta e non solo, la chiesa di tutto ciò spende solo il 22% in opere di carità), per il resto solo allo stato che lo dovrà utilizzare per la ricerca, protezione civile e carità


ISTRUZIONE
-abolizione della scuola media e introduzione del Ginnasio di 5 anni con culmine con l’attuale 2 superiore (così da garantire una istruzione di base eccellente a tutti con introduzione di elementi di latino e greco per aprire la mente e far ragionare, diritto e economia per sapere come muoversi in questa società moderna e elementi di educazione ambientale e alla salute per avere basi per vivere bene e rispettare l'ambiente) e diplomi validi come lauree triennali (con almeno 800 ore di tirocinio nell'arco dei 5 anni) e laurea vera 4 anni dopo il diploma
-abolizione dei tfa per insegnare ed introduzione del master di secondo livello in insegnamento (numero di posti da stabilire in base a prepensionamenti e darà diritto al posto a  tempo indeterminato previo superamento di tutti gli esami)
-ampliamento dei posti per il personale educativo (cioè coloro che aiutano nei compiti nei convitti) che oltre a sostituire il personale assente curerà anche la didattica pomeridiana (recuperi, potenziamenti, attività educative in genere) così dà evitare il ricorso a personale a tempo determinato
-potenziamento della ricerca con investimenti poichè la ricerca e poi lo sviluppo è l'anima della crescita economica (infatti un prodotto ha un picco di vendita nell'arco di pochi mesi e dopo le vendite si assestano fino a crollare, invece con l'innovazione si tiene sempre alta la vendita così da giovare a tutto il sistema economico

ENERGIA AMBIENTE POLITICHE AGRARIE E FORESTALI
- Investimenti per rendere tutti gli edifici pubblici ecosostenibili e obbligo di utilizzo di risorse riconducibili alle energie rinnovabili
- proporre soluzioni convenienti per istallazione di impianti fotovoltaici in private abitazioni o aziende (magari lo farebbe proprio l’enel che proponendo di fare il fotovoltaico gratis e facendo risparmiare il 60% della bolletta per 15 anni e rendendo dopo i 15 anni l’impianto proprietà del privato cittadino senza costi aggiuntivi) cos' da far risparmiare il cittadino, l'ambiente e anche lo stato (che deve importare di meno)
-disincentivazione per auto a benzina o diesel se non euro 5 attraverso tassazioni aggiuntive che farebbero lievitare il prezzo di queste auto e incentivi per le altre auto così di arrivare ad un punto di incontro nel prezzo così da far diventare conveniente le macchine ecologiche
-asprimento delle sanzioni per chi inquina o fà qualsiasi danno ambientale e paesaggistico in aree protette 
-incentivazione al made in Italy con diminuzione delle importazioni di merce producibile in Italia come agrumi, vino ecc così da favorire il consumo di qualità in Italia favorire l'occupazione in questo ambito con risparmio sia per lo stato sia per il cittadino (meno costi di gestione e logistica per lo stato

IMMIGRAZIONE
-è possibile solo se i migranti portano conoscenze necessarie al paese (es in italia mancano artigiani e professionisti in ambito economico) e coloro che vengono in Italia senza questi requisiti saranno espulsi immediatamente a meno di casi eccezionali (rifugiati politici, paese di origine in guerra). Ho preso spunto dal sistema Australiano e Neozelandese, così facendo li la percentuale di disoccupazione è al 4 % contro quasi il 10% qui. Potrebbe sembrare razzista ma la cosa è molto equa e diminuirebbe di molto la criminalità e il degrado!


INFRASTRUTTURE
-Le aziende che ottengono gli appalti non dovranno sforare il budget e per ogni giorno di ritardo rispetto alla tabella di marcia concordata dovranno pagare una grossa sanzione economica (almeno 10000 euro per ogni giorno di ritardo sul modello di Dubai) così da scoraggiare le imprese mafiose e invogliare le aziende serie ad accettare queste sfide con aumento della produttività, efficienze e anche la qualità!

Omaggio alla Catalogna: l'utopia realizzata

"Omaggio della Catalogna" è uno dei diari di guerra più belli e interessanti mai scritti. Il suo autore è un noto scrittore inglese, George Orwell, giornalista e politico inglese, aderente prima alla sinistra massimalista e successivamente attestatosi su posizioni socialdemocratiche. Causa di questo cambiamento politico? Lo stalinismo e la ferocia della dittatura staliniana. Orwell con la sua mente lucida, tipica del giornalista, aveva compreso in che direzione stesse andando il movimento operaio internazionale, causando non solo sofferenza, ma anche oppressione e morte. Allo scoppio della guerra civile spagnola (1936 - 1939) Orwell si era unito alle Brigate Internazionali che si erano formate per affiancare il Fronte Popolare nella difesa della seconda repubblica spagnola. Per la prima volta si erano viste forze politiche opposte, marxisti, anarchici e socialdemocratici, cooperare contro un comune nemico: il generale Francisco Franco, sostenuto dal Fuher Adolf Hitler e dal Duce Benito Mussolini. In Catalogna, dove l'anarchismo e le idee trozkiste ebbero maggiore presa, si può dire che sotto gli anarchici, guidati da un carismatico Buenaventura Durruti, realizzarono quella che può essere definita una società comunista. Collettivizzarono le industrie e tutti i mezzi di produzione e in generale si realizzarono forme collettive di gestione della società. Gli anarchici del sindacato CNT (Confederacion Nacional de Trabajo) e del FAI (Federacion Anarquista Iberica) e il POUM (Partito Operaio di Unificazione Marxista, di stampo trozkista e antistalinista) erano le forze più attive del fronte contrapposte al PSUC (Partito Socialista di Unificazione Catalana) e al PCE (Partido Comunista de Espana) che sempre di più si stavano avvicinando alle linee guida di Mosca. Le due forze maggiori del FP inevitabilmente cozzarono creando problemi alla solidità della coalizione determinando la pronta vittoria del Fronte Nazionale. I due schieramenti fin da subito si scontrano sull'opportunità o meno di portare avanti la rivoluzione in tempo di guerra. Gli anarchici e i trozkisti volevano approfittare della situazione e compiere quella rivoluzione che in Russia era stata affossata da Stalin. Avevano compreso che il proletariato era in uno stato di mobilitazione tale da poter facilmente spezzare le difese dello Stato borghese. Questo progetto trovò opposizione negli ambienti socialdemocratici e stalinisti. La guerra doveva essere portata a termine, dicevano costoro, anche e soprattutto con l'aiuto della borghesia. Terminata la guerra, eliminato un nemico come Franco, si sarebbe fatta la rivoluzione. Il Fronte Popolare si spaccò e le forze staliniste al governo, con la complicità degli ambienti socialisti, non tardarono ad organizzare azioni forza contro gli anarchici e i trozkisti. Orwell racconta che le azioni contro i rivoluzionari iniziarono quando le forze di polizia occuparono la centrale telefonica di Barcellona che era stata la prima azienda ad essere collettivizzata e gestita dal CNT. Barcellona fu il teatro di scontro di questa guerra fatricida che si svolse tra il 3 e l'8 maggio 1937. Da un lato vi erano gli anarchici del CNT e una parte dei combattenti della Colonna Durruti insieme con i militanti del POUM; dall'altro lato le milizie popolari che imposero ai loro ex compagni di sciogliere il loro esercito e sottostare alle decisioni del governo. I combattimenti furono sanguinosi e il fronte rivoluzionario venne represso e, dopo le dimissioni del governo Caballero (primo governo sostenuto da fazioni rivoluzionarie), si intensificarono con il nuovo presidente Juan Negrin le epurazioni dei nemici di Mosca. Le collettivizzazioni furono bloccate e gli anarchici e tutti coloro sospettati di trozkismo furono estromessi dalle istituzioni e dal prender parte alla vita pubblica e politica. Di fatto la rivoluzione, come in Germania, Russia e Italia, era stata soppressa.

giovedì 24 maggio 2012

In ricordo dei "Martiri di Chicago"


Nel 1867 gli operai americani scioperarono per diversi giorni lottando contro le forze dell'ordine e i padroni. Nonostante il sangue versato durante queste giornate, si riuscì a ottenere quello che si chiedeva: la giornata lavorativa di otto ore, approvata per la prima volta dallo Stato dell'Illinois.
La Prima internazionale di lì a poco tempo ratificherà la decisione di portare avanti tale battaglia anche in Europa dove il proletariato, oltre ad essere molto più vasto, viveva in una condizione miserevole.
Questa scintilla fece scoppiare una serie di scioperi e di rivolte che portarono la borghesia industriale a concedere diritti e agevolazioni, accettando in parte le richieste operaie. Nel 1882, precisamente il 5 settembre, i “Cavalieri del Lavoro” di New York organizzarono una festa per commemorare queste battaglie. Due anni dopo, nel 1884, si decise di far cadere annualmente questa festa con la collaborazione di comunisti e anarchici scegliendo come data il 1° maggio.
Dietro la scelta del 1° maggio c'è un evento che sconvolse il mondo socialista. Il 3 maggio del 1886 a Chicago scoppiò la cosiddetta “Rivolta di Haymarket”. Alcuni lavoratori scioperanti furono caricati dalla polizia la quale non ci pensò due volte a sparare. Per questi fati gli anarchici organizzarono una manifestazione presso Haymarket Square il 4 maggio. Di risposta la polizia caricò di nuovo la folla, sparando e uccidendo moltissimi manifestanti.
Le azioni di repressione riguardarono anche chi organizzava la ricorrenza del 1° maggio. Nel 1887 sempre a Chicago, una delle polveriere sociali degli Usa, furono processati e impiccati quattro rappresentanti di sindacati per aver organizzato tale festa. Sempre in quei giorni il presidente Grover Cleveland affermò che la festa del 1° maggio dovesse essere organizzata ogni anno per commemorare tali incidenti. Per coercizione o per un ripensamento più tardi ritirò le sue dichiarazioni. Di fatto i “martiri Chicago” diedero l'effetto sperato: durante una manifestazione di lutto si radunarono nella città americana migliaia e migliaia di lavoratori che dimostrarono la forza dell'idea socialista.
Dagli Stati Uniti la festa venne esportata in molti Paesi prima con la Prima Internazionale e poi con la Seconda. Fu proprio quest'ultima nel 1889 a ratificarla a Parigi. In Italia il Primo Maggio venne introdotto nel 1891, interrotta durante il periodo fascista e ripristinata nel 1945.

Desaparecidos!


La storia dei Desaparecidos ci porta in Sud America nei fatidici anni 70. In Cile, in Argentina e in molti altri Stati i governi democratici, eletti con il consenso popolare, furono deposti con le armi e con l'appoggio di un sistema di spionaggio e di controrivoluzione gestito direttamente dagli Usa. Questa vasta operazione denominata “Condor” scongiurò in breve tempo ipotetici rivoluzioni comuniste sul modello cubano.
Nel 1973 in Cile il governo socialista di Allende venne rovesciato con un golpe dal generale Augusto Pinochet il quale instaurò un regime autoritario e repressivo.
Nel 1976 toccò all'Argentina. Dopo un periodo di instabilità politica seguita alla morte di Juan Peron, un gruppo armato guidato da generali sovversivi capeggiati dal generale Videla rovesciò il governo democratico di Isabel Peron, moglie del defunto Juan.
In tutte e due questi Paesi le voci del dissenso non si fecero attendere. Sia in Argentina che in Cile molti esponenti della sinistra radicale e di quella moderata furono arrestati e imprigionati. A Santiago del Cile i dissidenti scesi in piazza contro Pinochet furono condotti e imprigionati nello stadio cittadino. Le foto e le testimonianze di chi aveva assistito a tali scene fecero il giro del mondo, ma, a causa della censura politica, ben presto le notizie dal fronte cileno furono interrotte e della sorte dei prigionieri non si seppe più niente. Dal 1973 al 1976 almeno per il Cile non giunsero più voci riguardante i continui arresti e uccisioni.
Le modalità e le strategie di repressione furono identiche e tutte volte a stroncare il dissenso in segreto. Le squadre militari agivano in borghese e a bordo di Ford Falcon verdi e con il favore delle tenebre sorprendevano nel sonno i loro obiettivi. L'immagine di queste squadre della morte ancora oggi vive nei ricordi di chi ha vissuto questi momenti specie in Argentina dove il fenomeno della repressione è stato più capillare.
Una volta catturati i criminali venivano portati in luoghi segreti: in Argentina ad esempio si utilizzò per vari anni il centro di addestramento della Marina Militare ESMA a Buenos Aires. In questi centri di prigionia camuffati i prigionieri venivano torturati fino alla morte. Una domanda ci si è posti fin dall'inizio quando questi fatti vennero a galla: dove sono finiti i cadaveri dei prigionieri uccisi?
Per occultare tutto ciò si organizzarono una serie di “Voli della Morte”: questi voli sorvolavano l'Oceano Pacifico o Atlantico per gettare in mare i corpi con il petto squarciato per attirare i predatori e far sparire definitivamente i cadaveri.
Un velo scuro si distendeva su questi avvenimenti fino al 16 settembre 1976. Con “La notte delle matite spezzate” l'attenzione dell'opinione mondiale si rivolse definitivamente verso ciò che stava accadendo in Argentina e in generale in Sud America.
A La Plaza, un comune in provincia di Buenos Aires, un gruppo di studenti scese in piazza per protestare contro il regime autoritario. La reazione del regime non si fece attendere. La notte del 16 settembre la polizia arrestò e disperse il movimento. Gli otto capi della rivolta furono arrestati e da quel momento in poi di loro non si seppe più nulla .
La verità non rimase a lungo nascosta. Con la caduta di Pinochet e del regime dei Generali in Argentina e con il ritorno della democrazia le inchieste sulle atrocità commesse furono molte e volte a svelare i retroscena più oscuri.
A Buenos Aires nel 1983 venne ripristinata la democrazia e con essa un forte senso di legalità che accrebbe il senso di giustizia contro i responsabili della repressione. Dopo la caduta del generale Videla, il neopresidente Raul Alfonsine si accinse a mettere sotto inchiesta i principali protagonisti del vecchio regime e a dare giustizia e restituire serenità alle famiglie dei desaparecidos. Un grande impulso in questa lotta venne dato dal movimento “Madri di Plaza de Mayo”, un associazione nata dopo il regime autoritario di Videla e formato dalle madri delle vittime. Queste coraggiose donne di tutte le età sfidarono le autorità e a gran voce chiedesero giustizia e verità per restituire dignità ai loro cari defunti. Il nome è ripreso dalla piazza di Buenos Aires dove si riunirono per la prima volta sfilando con un fazzoletto bianco in testa che divenne il simbolo del movimento.
Il 15 dicembre del 1983 il presidente Alfonsin dette vita al “Conadep” (Commissione Nazionale sulle Persone Scomparse). Composta da celebri figure della cultura e della politica argentina, ha svolto una serie di inchieste che tuttora continuano per contare e classificare i morti della repressione. Il prodotto ultimo in continuo aggiornamento è il “Nunca Mas” (Mai più) del 1984 dove sono elencate le cifre dei dispersi e i nomi dei responsabili della “junta” militare responsabile delle uccisioni. Secondo tale rapporto le persone scomparse sono circa 30.000 di cui 9000 sono i morti accertati: questa cifra comunque è in continua crescita man mano che gli archivi segreti vengono aperti e studiati.
I processi contro i gerarchi della junta argentina sono stati poco proficui visto la forte pressione di ambienti militare che hanno portato alla scarcerazione di molte personalità. Nel 2007 con lo stupore di gran parte dell'opinione pubblica internazionale venne arrestata in Spagna Isabel Peron con l'accusa di aver ucciso un desaparecido.

La vicenda dei Desaparecidos ha suscitato anche grande clamore negli ambienti culturali internazionali. Film, romanzi, musiche sono i principali veicoli attraverso i quali questa storia atroce viene raccontata. “La casa degli spiriti” di Isabel Allende o “Hijos” di Marco Bechis sono alcuni degli esempi celebri di come la cultura sia sensibile a questi temi e faccia di tutto per supportare una causa che tuttora non ha ancora trovato fine ne giustizia.

Nemico alle porte


Il 1959 aveva rappresentato un segnale di pericolo per gli Stati Uniti. Fidel Castro aveva di fatto spodestato il regime filo – americano di Batista rendendo Cuba uno Stato socialista. Questo evento, oltre a segnare l'estromissione delle multinazionali del petrolio dal controllo del greggio cubano, sanciva di fatto la forte influenza che l'Unione Sovietica esercitava nei Paesi sudamericani. Per cui era necessario agire subito per arginare una minaccia che avrebbe creato gravi danni all'imperialismo americano.

Il piano, organizzato dalla Cia, prevedeva la creazione di una rete di opposizione clandestina che attuasse una efficacie e capillare propaganda. A tale scopo il 22 marzo del 1961 venne creato il “Concilio Rivoluzionario Cubano e, già a partire dal maggio del 1960, erano attive una serie di radio gestite da esuli come Radio Swan che venne scelta per le comunicazione con i sovversivi e con gruppi di sabotaggio (Gruppo Alpha 66).
Tale operazione fu denominata “Programma per un'azione segreta contro il regime di Castro” (nome in codice “Jmarc”). I padri di tale progetto furono gli esuli cubani del “Gruppo 5412” con il patrocinio di Richard Nixon, allora vicepresidente dell'amministrazione di Dwight Eisenhower, che lo firmò il 17 marzo 1960. Alcuni quotidiani sudamericani e americani avevano dato notizie riguardanti operazioni di reclutamento e addestramento di cubani per un fine che allora era sconosciuto. Lo stesso “New York Times” il 10 gennaio 1960 ne diede notizia parlando di una piantagione di caffè dove si addestravano truppe da inviare contro il regime cubano. Tale notizia non fece grande scalpore perché il governo, prima della fine dell'amministrazione Eisenhower, aveva comunicato alla stampa tali progetti.
Il 17 gennaio 1961 Eisenhower lasciò la Casa Bianca per la fine del mandato e si decise di cambiare il nome del programma in “Operazione Pluto” e successivamente , dopo una serie di modifiche, in “Operazione Zapata. Ad autorizzarla fu Allen Dulles, direttore della Cia, e il neo presidente J.F. Kennedy.
L'11 aprile 1961 il ministro della guerra inglese, Louis Mountbatten, venne invitato a Washington e messo al corrente dell'operazione. Il ministro inglese dimostrò la sua contrarietà mettendo a conoscenza l'MI – 6, il servizio di spionaggio inglese. Tramite probabili spie doppiogiochiste queste informazioni furono passate al KGB, il servizio di spionaggio russo. Sia i russi che gli inglesi si mostreranno sempre contrari all'Operazione Zapata. Radio Mosca il 13 aprile 1961 trasmise un messaggio in lingua inglese in cui si avvertivano i cubani dell'intenzione degli Usa di occupare militarmente l'isola con il favore di una fitta rete di oppositori sabotatori. Per rappresaglia ci furono una serie di incendi strategici, ma questi non impedirono a Castro di organizzarsi a dovere.

Gli strateghi cubani e americani pianificarono un piano bellico dettagliatissimo. I ribelli, addestrati dalla Cia in Guatemala e in altri campi negli Usa, dovevano occupare per prima la città di Trinidad nel sud del Paese, notoriamente anticastrista. Con il sostegno della popolazione e di altri guerriglieri avrebbero mosso i primi atti di guerriglia sulle Montagne Escambray. Kennedy modificò il programma scegliendo come luogo di sbarco la zone semi paludosa di Zapata, nella Baia dei Porci. Tale decisione fu un grosso sbaglio: era un terreno poco pratico per sbarchi e senza vie di fuga. Il presidente comprese tali difficoltà e decide di inviare a supporto i paracadutisti che avrebbero dovuto chiudere le vie d'accesso alla Baia. Lo scopo principale era quello di liberare una striscia di terra dove si sarebbe instaurato un governo provvisorio sostenuto dagli Usa. Dopo di che si sarebbe potuto dichiarare guerra e, con il supporto americano, occupare l'isola.

Il 17 aprile all'una di notte un gruppo di sommozzatori arrivò presso la spiaggia della baia con lo scopo di indicare la costa alle navi pronte per lo sbarco. Durante tale operazione una camionetta cubana entrò in contatto con un sommozzatore che le sparò contro. Ciò mise in guardia i cubani che si prepararono a ricevere i nemici. Era previsto lo sbarco di 1453 persone e di diverse autovetture e certo numero di carri armati. I soldati cubani al comando degli ex guerriglieri del “Movimento 26 luglio” si arroccarono intorno alla Baia per respingerli. Alcuni aerei da caccia cubani, Far Fury e T-33 (sopravvissuti a bombardamenti dei giorni precedenti attuati dall'aviazione americana) si levarono in volo e bombardarono una nave di comando “Rio Escondido” e la nave “Huston adibite al trasporto logistico. In questo modo gli attaccanti persero il grosso della loro logistica. Insieme a queste due navi furono danneggiate molti mezzi da sbarco.
Il giorno dopo alle 14.00 circa Krusciov minacciò come rappresaglia l'intervento delle forze russe a Cuba. Alcuni reparti d'assalto americani, come “Operazione 40” capitanato da Allen Dulles, furono richiamati per evitare ulteriori incidenti e per il fallimento dello sbarco.
1l 19 aprile il corpo di sbarco, falcidiato e privo di munizioni e di alimenti, decide la ritirata. A sostegno dei fuggitivi furono inviati 8 bombardieri B-26 e un gruppo di Skyhawk A-4s. Le squadriglie arrivarono troppo in ritardo a causa del fuso orario e alcuni dei velivoli furono abbattuti. Due piloti dei B-26, Leo F. Berliss e Thomas W. Ray, continuarono la battaglia per permettere ai fuggitivi di salire a bordo di sommergibili. I loro aerei furono abbattuti riuscendo però a salvarsi. Mentre tentavano la fuga furono uccisi e i loro corpi congelati come trofeo di guerra e per testimoniare il coinvolgimento americano nell'attacco a Cuba.
Il Concilio Rivoluzionario Cubano, messo al corrente della tragedia, contestò alcuni errori dei servizi di spionaggio e chiese più volte l'intervento dell'esercito americano per invadere l'isola. Kennedy stesso rifiutò queste proposte e decise di cambiare tattica nella lotta contro il Blocco Sovietico che doveva concentrarsi su più fronti e non solo su quello cubano. In tal modo declinò ogni futuro progetto di lotta diretta contro Castro.
Le operazioni aeree cubane contro obbiettivi americani continuò. Il 20 aprile alcuni Far cubani abbatterono nove bombardieri B-26 dei sedici impiegati e affondarono due navi e otto lance da sbarco.
L'Operazione Zapata fu un clamoroso insuccesso. Dei 1453 anticastristi ne morirono 104, mentre i cubani riportarono 157 morti. 1.189 mercenari controrivoluzionari furono arrestati e imprigionati, ma trattati umanamente. Il 23 dicembre 1962 furono rilasciati una parte di essi in cambio di 53 milioni di dollari. Alcuni di essi furono arrestati per altri crimini commessi precedentemente sull'isola. 

Otto marzo: emancipazione femminile


L'otto marzo di ogni anno le donne ricordano se stesse e le proprie conquiste. Dopo secoli e secoli di discriminazione e oppressione, la donna celebra le proprie conquiste sociali, politiche ed economiche nonché ricorda i momenti di oppressione.
Il problema dell'emancipazione femminile venne sollevato per la prima volta durante il VII Congresso della II Internazionale a Stoccarda nel 1907. Le principali rappresentanti del mondo marxista, Rosa Luxemburg e Clara Zetkin, aprirono una lunga discussione sulla condizione femminile nel mondo e sulla necessità di intraprendere lotte per risolvere le più gravi problematiche sociali, legate al lavoro e al suffragio universale femminile.
L'Internazionale si impegnava a difendere la lotta per le conuiste elettorali e si decise di istituire un “Ufficio di informazione delle donne socialiste”, affidato a Clara Zetkin, già direttrice del quotidiano femminista “Die Gleichheit” (L'uguaglianza).
Non tutti i Paesi accettarono tali decisioni. Negli Usa Corrine Brown, la rappresentante delle donne socialiste americane, attraverso il “The Socialist Woman”, fece sapere di non approvare la linea guida dell'organizzazione poiché le donne potevano da sole guidare la lotta per la liberazione. Il 3 maggio del 1908 Brown organizzò a Chicago una conferenza sulla donna socialista che da quel giorno in poi venne definita “Woman's Day” che venne celebrata sempre l'ultima domenica di febbraio fino al 1921.
Il movimento socialista femminile acquisì nel corso del tempo grande importanza e grande potere di influenza. Nell'VIII Congresso della II Internazionale del 1910 a Copenaghen riuscirono a far istituire definitivamente la “Giornata della Donna” che entrò a far parte del calendario delle celebrazioni socialiste.
Non tutte le Nazioni aderirono alla decisione ritardando la data di adesione o celebrando la giornata in date differenti. Nel 1911 Germania, Svizzera, Austria e Danimarca aderirono all'iniziativa. Nel 1914 toccò alla Francia e solo nel 1922 l'Italia conobbe questa festività.
Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale le celebrazioni furono interrotte.
L'8 marzo 1917 a San Pietroburgo le donne russe scesero in piazza per chiedere la sospensione della guerra e per appoggiare il movimento rivoluzionario che portò alla caduta dello zarismo. Per ricordare tale evento durante il III Congresso della III Internazionale a Mosca nel 1921 si decise di istituire l'8 marzo la “Giornata Internazionale dell'operaia”.
In Italia la “Giornata Internazionale dell'operaia” venne celebrata a partire dal 1922 per volere del patito comunista italiano che scelse il 12 marzo come giorno di commemorazione. Nel 1925 sul quotidiano femminista “Compagna” uscì un articolo postumo di Lenin dove si ricordavano le vicende dell'8 marzo del 1917, fissando a quel giorno la data dei festeggiamenti.
La fine del movimento comunista internazionale sancita dalla politica di Stalin comportò la perdita del ricordo delle origini di questi festeggiamenti. Secondo taluni l'8 marzo è la commemorazione di un incendio di un industria di cotone a New York nel 1908 dove morirono alcune operaie. Altri raccontano che in quel giorno avvenne una violenta repressione di uno sciopero di operaie nel 1857 a New York. In realtà queste storie sono tutte fantasiose versioni di incidenti veramente accaduti che sono utilizzate per dare un senso, ormai perduto, a questa festa.
Storia ben diversa è riservata al simbolo della giornata: la mimosa. A partire dal 1946 la mimosa fece la sua prima comparsa in pubblico poiché è uno dei pochi fioriscono nei primi giorni di marzo.

Pane e libertà: requiem per Placido Rizzotto

Pane e libertà. Questa erano le parole d'ordine degli operai e dei braccianti siciliani che lottavano contro i signorotti locali ancora ancorati ad un sistema feudale ormai decaduto. Una terra solare e ricca di vita è la Sicilia, ma da sempre soffocata da miseria e ignoranza. Padroni e padroncini facevano e fanno il bello e il cattivo tempo. Erano sindacalisti, operai, donne, vecchi e anche bambini che chiedevano condizioni di vita migliori, uccisi dai padroni per mano della Mafia. Si, la mafia che traeva benefici nel proteggere i signori o gli stessi signori erano mafiosi corrotti e dediti al guadagno facile. Le occupazioni delle terre, delle fabbriche e gli scioperi si susseguirono e sempre seguiti da un bagno di sangue. I capi scioperi venivano rapiti e uccisi e i loro corpi nascosti. Il sangue e il piombo non facevano diminuire la tenacia di questi uomini che, nonostante l'assenza delle istituzioni, spesso compromesse con il signorotto di turno, continuavano a lottare. Le storie di questi uomini e donne sono molte e spesso dimenticate dalla storia: i loro corpi sono scomparsi per eliminare ogni segno della loro esistenza; di loro si è voluta cancellare la memoria per evitare che il loro ricordo potesse suscitare altre rivolte e danneggiare i loschi guadagni. Luciano Nicoletti, Nicola Alongi, Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale, Carmelo Battaglia, Peppino Impastato e tutte le vittime innocenti: bambini, donne e uomini che parteciparono ai cortei e alle occupazioni e che caddero sotto i colpi nemici. Erano persone che avevano coscienza del fatto che solo il lavoro rende onesti e liberi e che il godere dei benefici del proprio sudore e delle proprie grida era loro sacrosanto diritto. Sono morti in silenzio o addirittura in pubblico. Di alcuni di loro non si è saputo più nulla. Non hanno potuto avere una tomba sulla quale poter piangere e perorare le loro gesta. E' uno di questi casi più eclatanti è quello di Placido Rizzotto. Figlio di poveri genitori nacque a Corleone (PA) nel 1914, alla morte del padre, fu costretto a badare alla sua famiglia fino alla partenza per il servizio militare. Si distinse in battaglia e fece carriera militare fino al grado di sergente per poi passare dalla parte dei partigiani, unendosi, dopo l'8 settembre 1943, alla Brigata Garibaldi. Questo evento segnò il suo ingresso in politica, nei socialisti, e l'inizio della sua carriera da sindacalista, divenendo segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Le sue battaglie a favore dei braccianti furono molte e tutte volte contro i signorotti locali collusi con la mafia del capo clan Michele Navarra. Ed è proprio questo boss il mandante per l'omicidio di Rizzotto, ucciso il 10 marzo 1948. Il suo corpo venne gettato nelle foibe di Rocca Busambra, vicino Corleone, da Luciano Liggio. Il suo corpo si perse per oltre 60 anni fino a quando il 9 marzo 2009 venne ritrovato e solo oggi, 24 maggio 2012, si sono svolti i funerali solenni con la presenza di alcune delle massime cariche istituzionali del Paese. Legato alla vicenda di Rizzotto è la storia di Giuseppe Letizia, un giovane pastore, ucciso da Michele Navarra, boss e anche medico, con una iniezione con aria per aver assistito all'omicidio del sindacalista. Questo è solo un assaggio della lunga marcia del progresso sociale contro i suoi nemici e contro chi trae benefici dalla sopraffazione e dal disordine criminale.